Trovare il bandolo della matassa [storia di una crisi universitaria]

Ho ponderato a fondo sulla scelta del mio percorso di studi,mi sono documentata,ho ascoltato i pareri delle persone che già conoscevano questo mondo ma soprattutto mi sono messa sempre in discussione,chiedendomi più e più volte se ne sarei stata all’altezza. Sono fatta così. Ho bisogno di avere tutti gli elementi prima di prendere certe decisioni,a maggior ragione se da queste dipende il mio futuro.
E alla fine così ho fatto: ingegneria biomedica sia!
Sapevo a cosa andavo in contro,i sacrifici e l’impegno che occorre mettere quando si sceglie una facoltà così laboriosa.
Mai avrei pensato che alle mie peggiori aspettative corrispondesse la più rosea delle possibilità.

Il primo anno ho fatto tutti i sacrifici possibili pur di stare al passo con le lezioni. Mi alzavo la mattina per prendere l’autobus delle 7 che mi avrebbe portata in facoltà alle 8,40 poi seguivo le lezioni per tutta l’intera giornata,un panino al volo nella mezz’ora di pausa,e poi ancora lezioni fino a riprendere l’autobus delle 6. Tornavo a casa nervosa e stanca,ma stavo facendo quello che mi piaceva e quindi il giorno dopo ero di nuovo lì,su quell’autobus per andare a lezione.
Anche nel week-end non mi tiravo certo indietro dai miei doveri,rivedevo le lezioni e facevo esercizi…ma quando poi è arrivato il momento di superare gli esami, beh lasciatemi dire che l’impatto è stato durissimo!

Mi sono sentita cadere in pezzi. 

Tutti i miei sforzi non erano serviti a nulla o se avevano prodotto qualche risultato,non era certo soddisfacente per una che da sé stessa pretende molto.
Penserete, “non starai forse esagerando? Ingegneria si sa,è una facoltà durissima,ci vuole solo un po’ più di pazienza,poi andrà meglio…” e cose simili.
Anch’io mi sono lasciata cullare da queste frasi,con cui tutte le persone più care cercavano di lenire la frustrazione che avevo. Mi rassicurava inoltre sapere che come me,anche la maggior parte dei miei compagni si sentiva così.
Il tempo poi non ha fatto altro che alimentare la paura di non farcela che si era annidata in qualche angolo del mio corpo e che piano piano si faceva sempre più spazio dentro di me. E più andavo avanti più incontravo ostacoli insormontabili,professori con pretese assurde o poco disposti ad aiutare nella comprensione.
Fino ad arrivare al limite della sopportazione. è il mio stesso corpo a farmelo capire: sull’intero viso ho uno sfogo causato da un forte stress.
Allora mi sono guardata allo specchio e finalmente ho preso consapevolezza,e se questa facoltà deve ridurmi così NON può fare per me.
E allora che fare?

Non sono il tipo che si arrende e so che ho le capacità per potercela fare.

Ho cercato informazioni per effettuare un passaggio di facoltà,perché io non voglio mollare e ciò che ho scelto come materie di studio non mi ha deluso, invece il modo in cui è gestito il corso sì (devi essere una mente geniale per riuscire…e non è il mio caso).
Poi M. una ragazza che aveva avuto le mie stesse difficoltà mi ha aperto un mondo,un mondo che non avevo voluto vedere perché avevo il terrore di fallire ancora: fare il passaggio alla facoltà di ingegneria clinica nella stessa città.
Lei mi ha spiegato che si è sentita “rinascere” perché se ti impegni,lì i tuoi sforzi vengono ripagati e non devi distruggerti l’esistenza per riuscire a superare un esame.
Ma quello che mi ha sbalordito di più è stato il fatto che l’esperienza di M. non è un caso isolato. Dopo aver scritto a lei,molte altre persone mi hanno contattato in privato raccontandomi la loro personale esperienza,che poi ci accomunava tutte.

E improvvisamente mi sono sentita libera,e meno sola.

Quel macigno sullo stomaco è scomparso,ora so che devo crederci perché posso farcela. Avevo soltanto sbagliato strada e mi ostinavo a percorrerla senza pensare che ne esistevano altre,più giuste per me.
Mi disturba solo l’aver perso del tempo prezioso,che non tornerà. Inoltre dovrò aspettare settembre per effettuare il passaggio perché ormai i termini sono scaduti. Ma la sensazione di leggerezza che ho è impagabile e per ora è sufficiente a farmi superare gli ultimi esami in quest’inferno.

Scrivere su questo blog è stata la terapia d’urto che mi ha portato in salvo.
Da quando ho messo nero su bianco quel groviglio di pensieri che mi frullavano nella testa,ho fatto ordine: nella mia testa e soprattutto nella mia vita.

G.

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8,e meravigliosi.

Ci hanno presentato degli amici in comune,nei pressi del liceo che entrambi abbiamo frequentato. Un veloce intreccio di mani,poche rapide occhiate e…nulla di più.
Eh sì,perché ci sono voluti altri mesi prima che tu ti facessi avanti.
Ricordo qualche istante di quella mattina che ha dato inizio a tutto,io ero in fermata da sola perché come mio solito ero arrivata in netto ritardo perdendo l’autobus che mi avrebbe portato a scuola e tu dovevi entrare in seconda ora. Ti ho visto arrivare con la coda dell’occhio,eri insieme a un tuo amico. Nel giro di pochi istanti mi ti ritrovo accanto. Un sospiro e poi hai racimolato tutto il coraggio che avevi e mi hai chiesto di uscire. Ho accettato. Più stupita dalla mia stessa risposta che dal tuo invito.
Per mesi ci siamo scritti messaggi,raccontati le nostre vite…poi la prima uscita.
Poi un’altra e un’altra ancora.
Mi piacevi,ma allo stesso tempo mi faceva paura anche il solo pensiero che tu diventassi qualcosa di più,perché avevo paura di soffrire ancora. Infatti se da un lato,il tuo,il sentimento già c’era,io ci ho messo un bel po’ prima di capire che eri la persona giusta.

Il 13 gennaio del 2008 io e te siamo diventati una coppia e contro ogni aspettativa,contro tutti i pronostici,specie i miei che davano appena 3 mesi di vita alla nostra storia,lo siamo ancora.
Otto anni insieme e a me sembra ieri,ed è meraviglioso veder evolvere questo amore che si fa sempre più forte e ancora più grande.
Con Te (ed è forse questo il segreto) io non mi annoio. Non mi annoio mai. Qualsiasi cosa facciamo o non facciamo non importa,sto con te e io non mi annoio.
Non ne conosco il motivo preciso,ma posso supporre che sia dovuto all’alchimia che è nata tra noi,al fatto che hai saputo gestire il mio carattere non facile e che in un certo senso io mi sia lasciata “addomesticare”. Ti ho dato fiducia,mi hai concesso i miei tempi,e non mi hai deluso.
Ho imparato ad amarti in modo intenso quando finalmente ho fatto crollare tutti i muri che avevo alzato negli anni e non c’è cosa di te che non mi piaccia. Mi piacevi all’inizio quando ho potuto conoscere i tuoi pregi: il tuo essere così limpido,la spontaneità delle espressioni sul tuo viso,il tuo sapermi calmare con pochi semplici gesti,le tue sorprese,le parole giuste al momento opportuno e il tuo volermi vicina ad ogni costo.
E mi piaci ancora. Mi piaci anche oggi che conosco a menadito ogni tuo difetto. Capisci? Noi due ci incastriamo alla perfezione perché miriamo agli stessi obiettivi ma siamo due persone completamente diverse. I miei pregi compensano i tuoi difetti e viceversa. Dove non arrivo io,arrivi tu.

E tu sei straordinariamente migliore di quello che gli altri riescono a vedere,e io l’opposto:tanta forma e poca sostanza. Ma da quando ci sei io ho trovato la mia dimensione,il mio posto…ed è come se tu mi guidassi nella giusta direzione. Un po’ come si fa per coordinare un aquilone: tu sai trovare il perfetto equilibrio,mi lasci filare ma tieni la spola ben ferma per far sì che io non voli via.

Chi l’avrebbe mai detto? Hai compiuto un vero miracolo con me,mi hai trasformata in una che quasi quasi adora le romanticherie (ho detto quasi!!!) e alla quale piace pensare ad un futuro per due.
Amare senza misura era una cosa che non credevo potesse appartenermi ma mi sei capitato tu e hai stravolto tutto. E se da un lato si fa sempre più grande la mia paura di perdere tutto questo perché spesso non credo neanche di meritarlo,dall’altro ringrazio il destino per averti messo sul mio cammino.

Felice ottavo anniversario.
Tua G.

“Ogni volta che mi guardi
nasco nei tuoi occhi”
– Jorge Riechmann

aquilone2

 

 

Il dolce e l’amaro di un giorno qualunque.

La sfortuna mi perseguita e io non riesco a seminarla.
Pensavo di avere già dato per questo 2015 tra spiacevoli notizie e le peggiori disavventure.
E invece no,proprio non riesco a scrollarmi di dosso questa specie di anatema che mi porta a raggiungere picchi di sconforto allucinanti.

Sembrava tutto perfetto: l’atmosfera natalizia,l’entusiasmo di vivere a pieno questo momento di festa dimenticando per un poco le preoccupazioni che ci affliggono e ciliegina sulla torta,l’arrivo di un invito.

Tutto faceva presagire il meglio.

Una delle mie amiche,conosciuta durante il primo anno di università e con la quale ho mantenuto uno stretto rapporto negli anni successivi pur essendo andata via per intraprendere un altro percorso di studi,ha finalmente raggiunto il traguardo tanto ambito: la tanto agognata e sofferta l a u r e a.
Essendosi trasferita in un’altra città distante più di 200 km da me questo prevedeva che io trovassi in breve tempo (visto il poco preavviso) un modo per raggiungerla e gioire con lei.
E io desideravo essere accanto a lei in questo giorno così importante.

Così io e il mio Lui decidiamo di prendere la mia macchina,prenotiamo un b&b per non essere costretti a fare tutto di corsa e in breve tempo siamo pronti a partire.

Questa piccola fuga non fa che accrescere il mio entusiasmo.

Arriva velocemente il giorno della partenza verso Ascoli; il viaggio di andata dura quasi tre ore ma noi non siamo affatto stanchi,così all’arrivo raggiungiamo degli amici che sono riusciti a partire qualche giorno prima e passiamo la serata in compagnia di risate e delle tipiche olive ascolane. La città è deliziosa e l’illuminazione scelta lascia senza fiato,specie quando si entra in Piazza del Popolo: sono rimasta minuti con il naso all’insù a guardare quella pioggia di luci attraversare l’intera piazza. Inoltre in occasione del Natale c’erano delle casette di legno allestite che proponevano idee regalo di ogni genere fatte a mano.
Un’atmosfera m a g i c a.

ascoli piceno

Immagine presa da internet.  Ph: Valeria Vagnoni

Il mattino seguente ci siamo svegliati in tutta calma in un favoloso monolocale in pieno centro preparandoci al grande giorno della mia amica.
Arriva il momento della discussione nella facoltà di architettura e design e,a fatica,riusciamo a infilarci nell’aula già piena zeppa. Ci mettiamo in un angolino e ascoltiamo con piacere l’idea sviluppata dalla mia amica.
Mi sono sentita orgogliosa quasi come se la stessi vivendo sulla mia pelle quella felicità.
L’attesa del voto è nervosa e molto lunga,passano addirittura ore ma alla fine ne vale la pena: 110 e lode e diamo il via ai festeggiamenti,che proseguono in un locale nel centro.
Insomma: una festa meravigliosa e aver ritrovato le amiche che non vedevi da un po’ …altrettanto magnifico.

Fin qui questo sembrerebbe il diario di una grandiosa giornata da ricordare a vita per tutte le belle emozioni e i sentimenti che è riuscita a tirarmi fuori.

Ma il peggio è arrivato dopo,quando siamo dovuti ripartire,quando tutto ci aspettavamo tranne che accadesse qualcosa di spiacevole.

Lungo la strada del ritorno il mio telefono “tecnologico”,dopo essere stato utilizzato per tutta la giornata come macchina fotografica e telecamera per immortalare i migliori momenti e poi come navigatore,inizia a scaricarsi. Tutto sommato è una cosa di poco conto -se si scaricherà la batteria ci penseranno i cartelli stradali ad indicarci la via- ho pensato.

Ricordo ancora l’istante preciso.

Stavamo cantando in macchina le classiche canzoni del Natale che passava la radio…poi il silenzio assordante di Lui.
Il panico sul viso.
Proprio dentro una galleria i comandi della mia macchina si spengono improvvisamente e ,neanche il tempo di realizzare il tutto,il motore si spegne.

Lui riesce a spingere la macchina sul lato della strada appena fuori dalla galleria,una striscia di cemento di appena tre metri tra la galleria e un ponte. Eravamo spaventatissimi,le macchine ci sfrecciavano vicino a velocità elevate essendo quella una superstrada,il mio telefono completamente scarico e quello di Lui che non prendeva. A malapena siamo riusciti a contattare il 113,che tra le altre cose neanche riusciva a localizzarci con facilità essendo un luogo sprovvisto di segnaletica.              Il freddo. Lo spavento di stare lì soli,lontani chilometri e chilometri da casa,e intorno il nulla.

E passata più di un’ora ma alla fine la polizia ci ha trovati e il carro attrezzi ci ha scortati in un luogo sicuro,insieme alla macchina. I nostri genitori sono venuti a prenderci e la macchina è rimasta lì.

Alla fine direte,non è successo niente di che…avere paura è normale in certe occasioni ma fortunatamente state bene ed è quello l’importante.

Cerco di ripetermelo da giorni tra me e me…ma quello che mi logora dentro e ancora non smette di tormentarmi sono le preoccupazioni che ho lasciato sulle spalle di mio padre.
Lui che con quella macchina ci lavora e si alza alle 4 del mattino per cercare di garantirci un futuro migliore di quello che è spettato a lui.

Mi sento tremendamente in colpa.

Per i soldi che dovrà spendere per riparare la macchina (già riparata alcuni mesi fa e per la quale era servita una cifra importante),macchina che non può permettersi di ricomprare nonostante gli sforzi di una vita per mettere da parte qualcosa,per aver aggiunto altre preoccupazioni alle tante che sono sorte quest’anno,perché lo vedo stanco e spesso nervoso,perché sento di deluderlo ogni volta che gli rendo la vita più complicata di quanto non lo sia già.

Spero che questo nuovo anno in arrivo sia più clemente di quello passato,con me ma soprattutto con la mia famiglia.
Chiedo solo un po’ di respiro,niente più.

G.

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Natale.jpgInizia il countdown per la festa che più preferisco.
Che sia stato un anno più o meno felice non importa; quando le giornate si fanno sempre più corte e le vetrine e le strade si riempiono di luci vado letteralmente in estasi.
E non è per quell’alone di consumismo che accompagna sempre i periodi delle festività che adoro così tanto questo periodo dell’anno.
Il fatto è che il Natale è la festa di tutti: delle famiglie che riescono finalmente a sedersi in tavola a condividere la gioia dello stare insieme, è il viso meravigliato e curioso dei bambini che aspettano impazienti di scartare i doni sotto l’albero,è raccogliersi intorno al camino a raccontarsi storie, è il profumo proveniente dalle cucine che si espande per tutta la casa, è il mescolare mandorle,nocciole,noci,zucchero e miele sul fornello, è l’odore di cannella nella torta di mele.

Natale per me è tante cose,tutte le cose più buone.

Più di tutto però,mi ricorda che sono nata nella parte fortunata del mondo e anche se non ho molto,mi sento una privilegiata per il semplice fatto di poterlo condividere con i miei affetti più cari,che sono il mio tesoro inestimabile.
Questo 2015 che a breve ci lascerà ha sicuramente segnato un po’ il mio spirito di sognatrice avvezza a credere che il contributo di ogni singolo individuo possa fare la differenza,per via di vicende personali che mi hanno colpito e inevitabilmente anche per i fatti che hanno scosso questo povero mondo; ma voglio che tutto questo non spenga affatto il desiderio di trasmettere a me stessa e agli altri la gioia di vivere,il saper apprezzare le piccole cose,il saper trarre da ogni situazione un messaggio positivo,la bellezza che si cela dietro le diversità,il bisogno di donare senza aspettarsi indietro niente.

Nel mio pacco di Natale di oggi metto un kg in più di umanità,perché molto spesso dimentichiamo che non è merito nostro l’essere nati in questo angolo di mondo,qualche grammo di sorrisi perché le preoccupazioni che ci accompagnano ogni giorno ci oscurano il viso senza nemmeno accorgercene, 10 gocce di pazienza ed attenzione per dedicare spazio a chi ha bisogno di una coccola in più.
Il più bel dono che possiamo regalare agli altri è il nostro tempo: non c’è nulla di più prezioso… perciò concentriamoci a capire per quali cose vale la pena sfruttarlo!

E per voi cos’è Natale? Cosa mettereste voi nel pacco?
🙂

G.

Vorrei poter mettere lo spirito del Natale all’interno di un barattolo e poterlo tirare fuori mese per mese, poco alla volta.
[Harlan Miller]